Una soddisfazione inaspettata

23 AGO 20
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Ripassato l’operato, e soprattutto il non-operato del suo governo, forseil nostro Cav ha scoperto qualche motivo per temere la scomparsa totale del suo partito: sarà per questo che si dichiara soddisfatto di un risultatoelettorale “al di sopra delle aspettative”. Ma chi nelle sue valutazioni non è distratto da rimorsi di coscienza per un programma disatteso e un patrimonio di consenso popolare dissipato, può constatare che da queste elezioni esce un PdL che ricorda la DC di Tangentopoli: in via di disgregazione, più che per il crollo numerico, per un messaggio politico ormai confuso e marginale, che solo i politologi si scomodano a decifrare.Servirebbe uno zoccolo duro da cui ripartire: la Lega lo ha e su quelloricostruisce; come dopo la dissolvenza sovietica l’aveva il PCI (e ancoralo conserva: sono gli onorevoli Fassina che rappresentano l’identitàstorica DS, mica i sindaci Renzi, o gli episodici Veltroni). Il guaio è cheproprio la preesistente base liberal-liberista, ideologicamente motivata e“dura”, è l’elettorato che più il Cav ha trascurato, deluso e allontanato, per inseguire le sue ambizioni ecumeniche e conciliatorie, sino all’acme del 25 aprile 2009. Non sarà richiamato dall’appello alla formazione di una grande destra a prevalenza PdL ribattezzato, che, quand’anche non fosse meramente velleitario, è ancora su questa linea genericamente identitaria.Anziché rischiare il certificato di decesso dalle prossime politiche, nonsarebbe meglio, sull’esempio di Bossi, tornare alle origini? Non è dettoche lo zoccolo duro della destra, in uno sforzo di smemorato ottimismo,dalle retrovie dell’astensione non rientri in prima linea.